G.S.A. – Creazione di Imprese e Spirito Imprenditoriale

7 marzo, 2009 1 comment

Professoressa Giovanna Dossena (Università degli Studi di Bergamo)
Referente del G.S.A. in seno al consiglio direttivo Aidea: Professor Roberto Cafferata

Si prevedono tre presentazioni al pubblico: una preliminare, avvenuta  a Genova (dicembre 2011), con i primi risultati della ricerca; la seconda a Roma Tor Vergata, nei giorni 15 e 16 maggio 2012, con l’esposizione dei risultati finali da parte di tutte le unità operative; la terza a Genova, sul tema “GRANDI E MEDIE IMPRESE IN LIGURIA. Note emergenti di continuità e cambiamento”, 9 maggio 2013 – Residenza delle Peschiere.

Tema e obiettivi
La ricerca trae origine da due principali assunti:

  • l’imprenditorialità e l’imprenditore sono due risorse rilevanti per lo sviluppo di un sistema economico evoluto;
  • la dinamica della competizione internazionale impone ad imprese ed individui la necessità di interpretare in senso “imprenditoriale” il proprio ruolo nel contesto economico di riferimento.

Si propone di raccogliere evidenze empiriche ed assunti teorici per rispondere alla seguente domanda: “Quali sono i fattori che incidono sulla vocazione/capacità imprenditoriale?”
L’obiettivo del gruppo di studio e di attenzione è quello di apportare un contributo che consenta di comprendere la natura della vocazione imprenditoriale e di definire quali sono gli elementi soggettivi e di contesto che maggiormente si collegano ad essa. Da tale studio si potranno trarre spunti utili per comprendere come si potrebbe stimolare la diffusione dell’imprenditorialità in Italia.

Motivazioni
Rilevanzapratica:
La situazione italiana.
Capire se è possibile, e come, diffondere l’imprenditorialità – ma anche come favorire un contesto adatto allo sviluppo della stessa – consentirebbe di disporre di un formidabile strumento per favorire l’armonico sviluppo di un sistema economico alimentando il processo di nascita di nuove imprese e facendo affluire alle stesse nuove risorse con vocazione imprenditoriale.
Emerge dai dati statistici sull’imprenditoria giovanile nell’industria , ad esempio, una progressiva e marcata riduzione dell’imprenditoria giovanile: tra il 2000 e il 2007 tale fenomeno è coesistito con una crescita rapida e strutturale dell’imprenditoria straniera, specialmente nelle forme giuridiche d’impresa più semplici, che ha contribuito significativamente a frenare il calo di natalità delle imprese giovani nell’industria.

I rilievi  della Commissione Europea.
L’importanza di approfondire i temi connessi all’imprenditorialità e alla sua diffusione è stata sottolineata dalla Commissione Europea in diverse occasioni, a partire dal trattato di Lisbona del 2000. Nel 2003 del Green Paper relativo a “Entrepreneurship in Europe”, i temi che preoccupano maggiormente la Commissione concernono la scarsa propensione dei paesi membri all’imprenditorialità e allo sviluppo di idee imprenditoriali. L’ampio dibattito pubblico provocato dal Libro Verde mette in evidenza che non esiste una ricetta magica: finanziamenti e tassazione degli utili non distribuiti sono importanti, ma sostanziali sono fattori culturali di contesto. Nel 2004 la Commissione Europea ha pubblicato un piano d’azione che costituisce un quadro strategico per la promozione dello spirito imprenditoriale ed è mirato ad “alimentare la cultura imprenditoriale, incoraggiare più persone a diventare imprenditori, orientare gli imprenditori verso la crescita e la competitività , migliorare il flusso dei finanziamenti, creare un quadro regolamentare e amministrativo più favorevole ”.

Oltre ai lavori della commissione europea, va considerato che eventi quali il Processo di Bologna ed il connesso progetto Tuning , i quali, concentrando l’attenzione sul ruolo della formazione, possono avere un effetto positivo sulla diffusione delle competenze imprenditoriali. Infatti, i 46 paesi firmatari del processo di Bologna si sono riuniti a Londra nel marzo 2007 e hanno raccomandato l’adozione di strumenti come il ricorso a forme di apprendimento non formale, lo sviluppo di piani di studio flessibili che consentano la mobilità degli studenti e del personale e una maggiore collaborazione tra l’università e gli imprenditori in materia d’innovazione e di trasferimento delle conoscenze.
Nel Marzo del 2008 la Commissione Europea ha pubblicato la relazione finale del gruppo di esperti sull’imprenditorialità che dedica ampia attenzione all’ambito dell’istruzione superiore giungendo ad alcune conclusioni rilevanti:

  • l’imprenditorialità non è ancora sufficientemente integrata nei vari corsi di studio;
  • sembra esservi uno divario importante tra i metodi di formazione utilizzati e quelli che sono considerati come i più efficaci e i più appropriati (quali quelli basati sull’esperienza per sviluppare le competenze e le attitudini imprenditoriali);
  • la relazione finale della Commissione Europea evidenzia infatti che i metodi d’insegnamento tradizionali (lezioni classiche) non consentono realmente di instillare lo spirito imprenditoriale e le relative qualità. D’altro canto i metodi ritenuti più efficaci si basano sulle “tecniche di lavoro in gruppo per la creazione di nuove idee commerciali”, ricorrendo inoltre agli “studi di casi” e ai “gruppi di lavoro per l’elaborazione di business plan”. Sui metodi da applicare inoltre emerge la necessità di una collaborazione pluridisciplinare per sviluppare le attitudini imprenditoriali ed anche integrare le attività collegate alla creazione d’imprese negli studi universitari attraverso la presenza di incubatori di impresa. La commissione suggerisce infine di coinvolgere maggiormente durante le lezioni imprenditori e professionisti dell’impresa.

Tra le raccomandazioni principali di azione della Commissione (2008) vi è quella di stabilire un gruppo di studio o di orientamento a livello dei poteri pubblici (comprendente il Ministero dell’istruzione e altri Ministeri) economia, occupazione, scienza e ricerca per determinare come l’imprenditorialità può essere integrata nell’insegnamento primario, secondario e superiore.
Le raccomandazioni della Commissione Europea, oltre ad evidenziare l’importanza che la formazione può avere nella diffusione della vocazione/capacità imprenditoriale forniscono alcuni spunti importanti, sia sui metodi formativi da applicare che sulle ricerche da approfondire. Questo progetto di ricerca vuole cogliere gli stimoli della Commissione e, partendo dalle sue raccomandazioni, indagare la realtà Italiana focalizzando l’attenzione sul significato di vocazione/capacità imprenditoriale e su quali fattori possono concorrere alla sua diffusione nel nostro Paese, specialmente tra i giovani. Considerato il ruolo che la Commissione Europea attribuisce alla formazione, le rilevazioni empiriche verranno compiute sugli studenti nel contesto della formazione universitaria e post-universitaria.

Rilevanzateorica.
A livello teorico il ruolo centrale dell’imprenditorialità è sottolineato in diverse occasioni:

  • l’imprenditorialità stimola l’espansione e la crescita delle imprese, il progresso tecnologico e la creazione di benessere sociale (Lumpkin, Dess 1996). Sia gli autori provenienti dall’ambito accademico (si vedano ad esempio i lavori di Schumpeter, 1934 ; Kirzner, 1973 ; Begley & Boyd, 1987 , Covin & Slevin, 1991 , Shaver & Scott, 1991 , Shane, 2000 , Shane & Venkataraman 2000 Sarasvathy 2001 ) che dai media (si veda ad esempio Moules 2008 ) affermano che l’imprenditorialità è un elemento indispensabile per costituire imprese in grado di produrre elevate performance;
  • L’imprenditorialità contribuisce alla generazione di benefici per l’economia in generale che spesso sono più ampi dei benefici privati ottenuti dai singoli imprenditori (sul valore dell’imprenditorialità si veda la revisione della letteratura fatta dagli autori Van Praag & Versloot nel 2007 ).

Per quanto concerne l’efficacia del rapporto tra formazione ed imprenditorialità pur esistendo alcuni lavori sull’argomento, gli autori sottolineano la necessità di un approfondimento maggiore (si veda, per una review sullo stato dell’arte Van der Sluis , Van Praag, Vijverberg 2008) . Dai lavori esistenti emerge che tale rapporto può essere considerato da diversi punti di vista. Inoltre, come afferma Katz ad oggi l’insegnamento dell’imprenditorialità ignora elementi importanti che potrebbero incrementare la sua efficacia. Dall’analisi degli studi esistenti -la cui documentazione in questa sede si limita, per questioni di spazio, a brevi cenni- emerge che gli studi focalizzati sul rapporto tra formazione ed imprenditorialità nell’ambito universitario e post-universitario non sono ancora sufficientemente diffusi. Per citare un esempio, la pubblicazione nel 2002 di un intero numero sulla rivista Entrepreneurship Theory and Practice dedicato a “entrepreneurial cognition” in un solo caso ha visto la presentazione di un articolo che dedicava le sua analisi ad un campione di studenti e ancora più sporadiche sono state le riflessioni sulle implicazioni concrete degli studi sull’imprenditorialità.
L’obiettivo del presente progetto di ricerca è pertanto anche quello di incrementare la conoscenza in questo campo integrando i lavori esistenti con i risultati relativi alla situazione nelle università Italiane cogliendo in questo modo, oltre alle raccomandazioni della Commissione Europea anche l’invito del mondo accademico (si vedano Béchard e Grégoire ed Angelo 1998 ) ad utilizzare come base per la ricerca i dati rilevati nelle classi di studenti. Si ritiene inoltre  necessario integrare tali dati con le prospettive e le esperienze degli imprenditori.

Metodologia
La ricerca verrà sviluppata a seguito di una dettagliata analisi della letteratura esistente dalla quale emergerà uno schema concettuale di riferimento in grado di ricostruire quali sono i fattori che incidono sulla promozione della vocazione/capacità imprenditoriale. Successivamente si raccoglieranno dati empirici attraverso due tecniche:

  • Quantitative Analysis con questionari distribuiti a studenti che stanno ricevendo diversi tipi di formazione ed in particolare a classi di studenti di corsi universitari triennali, di corsi nell’ambito delle laure magistrali e dei master nelle discipline economiche. Le domande, sia aperte che chiuse, mireranno a rilevare la propensione all’imprenditorialità dei rispondenti, le loro caratteristiche, la loro preparazione e le loro percezioni sull’argomento. In tal modo sarà possibile confrontare diversi i diversi tipi di formazione. Ove possibile, i questionari verranno somministrati agli stessi campioni almeno per due volte, così da misurare eventuali variazioni lungo il loro corso di studi.

 

  • Qualitative Analysis attraverso interviste ad imprenditori laureti e non, con il fine di comprendere, in base alla loro esperienza, quale sia la relazione tra formazione e vocazione imprenditoriale. Obbiettivo delle interviste sarà anche quello di comprendere – da coloro che hanno ricevuto una formazione specifica- quali benefici e quali mancanze ne abbiano tratto e quale sia stato il ruolo della formazione nel determinare le loro scelte imprenditoriali.

Modalità da seguire per l’adesione al GSA da parte di nuovi componenti.
L’adesione al gruppo è volontaria e può essere richiesta da tutti gli studiosi delle varie
aree dell’economia aziendale.
L’adesione prevede l’impegno a partecipare attivamente ai lavori del gruppo. In particolare verrà richiesto ai soggetti aderenti di somministrare i questionari nell’ambito dei corsi ai quali hanno accesso, di consentire la creazione di un database e di contribuire alla produzione di materiali che contengano analisi e riflessioni dettagliate.
Si invitano gli interessati a manifestare la loro adesione entro il 31/12/2009.

Componenti del G.S.A. già individuati nella fase costituente
Professoressa Giovanna Dossena (Università degli Studi di Bergamo)
Professor Roberto Cafferata (Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”)
Dottoressa Cristina Bettinelli (Università degli Studi di Bergamo giovane non socio Aidea coinvolto)

Tempi e modalità
Il progetto ha una durata di 19 mesi, si propone il seguente piano temporale:

Marzo / Giugno 2009 → Revisione della letteratura e predisposizione di un quadro teorico di riferimento
Entro Dicembre 2009 → Spedizione e raccolta questionari
Gennaio/ Marzo 2010→  Interviste ad imprenditori
Entro Luglio 2010 : Incontro consuntivo ed elaborazione
Settembre-Ottobre 2010: presentazione dei risultati

Modalità da seguire per l’adesione al GSA da parte di nuovi componenti
L’adesione al gruppo è volontaria e può essere richiesta da tutti gli studiosi delle varie aree dell’economia aziendale.
L’adesione prevede l’impegno a partecipare attivamente ai lavori del gruppo. In particolare verrà richiesto ai soggetti aderenti di somministrare i questionari nell’ambito dei corsi ai quali hanno accesso, di consentire la creazione di un database e di contribuire alla produzione di materiali che contengano analisi e riflessioni dettagliate.
Si invitano gli interessati a manifestare la loro adesione entro il 31/12/2009.

Componenti del G.S.A. già individuati nella fase costituente
Professoressa Giovanna Dossena (Università degli Studi di Bergamo)
Professor Roberto Cafferata (Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”)
Dottoressa Cristina Bettinelli (Università degli Studi di Bergamo giovane non socio Aidea coinvolto)

Si veda il Rapporto Cerved sull’imprenditoria giovanile nell’industria.
Disponibile su:  http://www.cerved.com/xportal/web/ita/cervedfree/focus/elenco_focus.jsp# (pubblicato il 27 maggio 2008)

(Green Paper “Entrepreneurship in Europe”, European Commission, COM (2003) 27 final, 21/01/2003.)

Action Plan: the European agenda for entrepreneurship, European Commission, COM (2004) 70 final,11/02/2004.

Il Processo di Bologna è un processo di riforma a carattere europeo che si propone di realizzare entro il 2010 uno Spazio Europeo dell’Istruzione Superiore. Vi partecipano al momento 46 paesi europei si tratta di un grande sforzo di convergenza dei sistemi universitari dei paesi partecipanti che sta coinvolgendo direttamente tutte le istituzioni europee e le loro componenti.

Tuning Educational Structures in Europe – Sintonizzazione delle strutture educative europee” che affronta le linee di azione identificate nel processo di Bologna. Al ventisettesimo posto nell’elenco Tuning di 30 competenze generiche si trova “l’iniziativa e lo spirito imprenditoriale”, cui fanno riferimento molti degli altri punti. Sia il processo di Bologna che il progetto Tuning prevedono studi incentrati sui risultati, con un’adeguata ponderazione dei crediti e una valutazione affidabile.

Schumpeter, J. A. 1934. The theory of economic development. New Brunswick, NJ: Transaction.

Kirzner, I. M. 1973. Competition and entrepreneurship. Chicago: University of Chicago Press.

Begley, T. M., & Boyd, D. P. 1987. Psychological characteristics associated with performance in entrepreneurial firms and smaller businesses. Journal of Business Venturing, 2: 79–93.

Covin, I. G.. & Slevin, D. P. 1991. A conceptual model of entrepreneurship as firm behavior. Entrepreneurship: Theory and Practice. 16(1): 7-24.

Shaver, K. G., & Scott, L. R. 1991. Person, process, choice: The psychology of new venture creation. Entrepreneurship Theory and Practice, 16(2): 23–45.

Shane, S. 2000. Prior knowledge and the discovery of entrepreneurial opportunities. Organization Science, 11: 448–469.

Shane, S., & Venkataraman, S. 2000. The promise of entrepreneurship as a field of research. Academy of Management Review, 25: 217–226

Sarasvathy, S. D. 2001a. Causation and effectuation: Toward a theoretical shift from economic inevitability to entrepreneurial contingency. Academy of Management Review, 26: 243–288.

Moules J. “A marriage often doomed to end in failure” Financial Times December 12 2008.

Van Praag, M. and Versloot, P. (2007) What is the value of entrepreneurship? A review of recent research. Small Business Economics 29(4): 351–382.

Van der Sluis J, Van Praag M, Vijverberg W. “Education and entreprenership selection and performance: a review of the empirical literature. Journal of Economic Surveys. December 2008;22(5):795-841

Katz, J. A. 2003. The chronology and intellectual trajectory of American entrepreneurship education 1876–1999. Journal of Business Venturing, 18(2): 283–300.

Béchard J, Grégoire D. Entrepreneurship Education Research Revisited: The Case of Higher Education. Academy of Management Learning & Education  March 2005;4(1):22-43

Angelo, T. (Ed.). 1998. Classroom assessment and research: An update on uses, approaches and research findings. San Francisco, CA: Jossey-Bass.

 

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