I PRINCIPI PER L’ATTESTAZIONE DEI PIANI DI RISANAMENTO – di Alberto Quagli – Università di Genova

8 ottobre, 2014 0 comments

Da vari anni come aziendalisti auspichiamo che AIDEA riceva maggiore visibilità nei contesti istituzionali e sia considerata interlocutore adeguato anche con riferimento a proposte normative. Personalmente sono sempre stato convinto che tale accreditamento possa scaturire solo dall’apprezzamento di studi e guide applicative che risolvano realmente alcuni problemi della pratica operativa aziendale.

Con questo convincimento di fondo, alcuni anni fa, nell’ambito di un’associazione professionale di cui allora ero presidente del comitato scientifico (APRI, associazione professionisti per il risanamento di imprese), lanciai l’idea di sviluppare degli standard per l’attestazione dei piani di risanamento ed iniziai a sviluppare la prima traccia del lavoro. In effetti, la riforma della legge fallimentare del 2006 ha introdotto vari istituti volti a scongiurare il definitivo dissesto aziendale, quali piani extragiudiziali, accordi di ristrutturazione dei debiti e concordati preventivi. L’accesso a tali procedure ed alle tutele giuridiche a favore dell’impresa in difficoltà è subordinato alla presentazione da parte dell’impresa di un piano di risanamento la cui fattibilità sia attestata da un professionista indipendente e iscritto al registro dei revisori legali. Tuttavia la legge fallimentare non disciplina il contenuto di tale attestazione e le verifiche da compiersi, materia di competenza degli aziendalisti.

Proposi quindi ad AIDEA di coordinare assieme al collega Alessandro Danovi un GSA dedicato al tema più generale dei principi di gestione delle crisi aziendali, entro il quale il primo passo sarebbe stato quello di emanare dei principi per l’attestazione dei piani di risanamento.

Come si studia nei processi di standard setting contabile, la generale accettazione di un qualsiasi principio passa anzitutto per l’attivo coinvolgimento delle varie parti in causa. Per cui ritenemmo opportuno coinvolgere nel GSA non solo colleghi accademici, ma anche qualificati professionisti appartenenti all’ Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili (grazie ad APRI e ad IRDCEC), e CFO (con la loro organizzazione Andaf).

Nell’autunno del 2012 il GSA ha iniziato a riunirsi, a dialogare, a sviluppare bozze sempre più affinate. Dopo una dozzina di riunioni del GSA e la partecipazione a numerosi convegni di professionisti e giuristi attivi nel diritto fallimentare, utili per presentare il lavoro in corso di svolgimento, nel giugno di questo anno è stata redatta la versione finale del documento.

Il documento formula principi e propone modelli comportamentali riguardanti le attività che l’Attestatore deve svolgere, sia per verificare la veridicità dei dati, sia relativamente al giudizio di fattibilità del piano e al fatto che l’impresa possa riacquistare l’equilibrio economico-finanziario e patrimoniale desiderato. I principi, applicandosi ai vari contesti gestionali e dimensionali dell’impresa, se correttamente applicati, possono offrire ai professionisti la possibilità di individuare standard comuni pur in presenza di situazioni di forte incertezza e di carenza di fonti informative. In questo I Principi cercano di ridurre le difficoltà che gli Attestatori incontrano ed aumentare le certezze sulle modalità operative da adottare e sui risultati da esporre. Come struttura, il documento finale suggerisce in un certo qual modo il possibile iter del lavoro dell’Attestatore. Vengono affrontati gli aspetti riguardanti la nomina e l’accettazione dell’incarico e, a seguire, gli aspetti generali delle verifiche e della documentazione necessaria al lavoro dell’Attestatore: le verifiche della veridicità dei dati aziendali, la diagnosi dello stato di crisi, la verifica sulla fattibilità del piano, fino alla relazione dell’Attestatore. Seguono i profili di responsabilità penale.

Il GSA complessivamente ha coinvolto circa venti accademici e oltre trenta professionisti. Un lavoro pesante, con dibattiti spesso accesi. Ma i frutti iniziano a intravedersi.

Nell’estate di questo anno 2014 i primi tribunali hanno iniziato a riconoscere in alcune sentenze il ruolo di guida di riferimento dei principi per l’attestazione dei piani di risanamento prodotti dal GSA. Ai primi settembre è arrivato il fondamentale riconoscimento da parte del CNDCEC (Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili). E molti di noi sono costantemente invitati dai colleghi giuristi a presentare i principi in parola nei convegni di categoria.

Insomma, emerge la sensazione di aver offerto come AIDEA un contributo realmente utile alla pratica operante. E chi scrive pensa che su questa strada di collaborazione con gli operatori aziendali si debba proseguire per fornire altri contributi di uguale utilità. Le aziende sono un fenomeno troppo importante nella nostra società per lasciare che su di esse siano definiti obblighi e regole senza che AIDEA si possa permettere di non essere coinvolta.

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