Chi è un economista ?

Tagliavini 6 agosto, 2013 1 comment

Alberto Bisin presenta su NoisefromAmerika una riflessione sui requisiti che devono essere presenti per essere componente dell’insieme degli economisti. Presupposto di questa riflessione è che il termine si è prestato (si presta) ad abusi o usi impropri. Un altro presupposto è che tale titolo/ruolo sia fonte di prestigio e che quindi valga la pena difenderlo da tali usi impropri. Già questi presupposti sono l’origine di punti di vista differenziati.

Le domande che mi sono venute in mente:

- Ma un Accademico Aidea può fregiarsi del titolo di “economista” ? E del titolo di “economista aziendale” ? Può scegliere uno dei due “a proprio piacimento” ?

- In particolare: è meglio che eviti il titolo di “economista” ? Forse Bisin è di questo punto di vista. Ritengo così in base al fatto che in u altro intervento sul medesimo bog ha dichiarato che la tecnica bancaria non lo ha mai interessato (assieme alla carpenteria) e siccome lui economista lo è, per una serie di passaggi logici che semplifico passando direttamente al risultato, la mia materia non sarebbe i rilievo per definire un “economista”. Ma la risposta non è assoluta, in particolare in un contesto in cui la comunicazione pubblica ordinaria assume regole della comunicazione accademica.

Dovessi descrivere io le caratteristiche che deve avere un “vero economista” sarei ben più selettivo di quanto ha proposto Alberto Bisin. Per essere un economista non è sufficiente, a mio parere, essere un accademico di ruolo in una università e pubblicare su riviste di pregio. A mio parere, in via aggiuntiva rispetto alla descrizione del mestiere proposta da NFA, un economista deve avere il carattere dell’ampiezza dei punti di vista su uno spettro rilevante di temi, deve avere riconoscimento pubblico e istituzionale, deve essere un intellettuale che mette a fuoco punti di vista di rilievo e di pregio innovativo su profili importanti. Deve avere una stima ampia di interlocutori che sono desiderosi di avere il suo punto di vista. deve avere la stima dei suoi studenti e dei suoi colleghi. Deve essere una persona generosa nei riguardi dello scambio di valutazioni e punti di vista in un contesto indipendente.

Nel mio dipartimento, che è composto da più di 70 persone, riserverei (in realtà riservo) il titolo di “economista” ad un numero assai ristretto di colleghi. Userei, e uso a dire il vero, il termine “economista” con molta parsimonia anche al di fuori del mio dipartimento. Così come un professore ordinario di filosofia non è di conseguenza un filosofo, così un professore ordinario di economia non è, a mio parere, in via automatica un economista. E su questo punto a mia idea è differente da quella espressa su NFA. Capisco che la comunicazione quotidiana debba semplificare. Se una persona si occupa di analisi di qualche aspetto dell’economia, debba comunicare in pubblico, lo debba fare con rapidità (come è doveroso), come si deve presentare ? Quale alternativa ha rispetto al vocabolo “economista” ? Anche per questa ragione comprendo l’uso disinvolto del termine “economista” nei talk show televisivi. Se Mister Bean si presentasse ad una trasmissione televisiva e presentasse una sua idea come “economista”, cosa cambia la puntualizzazione da parte di qualcuno che lui non è un “vero” economista secondo la definizione di NFA e ancor di più secondo la mia ?

Ma l’uso delle parole è per definizione libero. Non completamente libero. Ma certamente libero entro confini molto distanti. In questo contesto, e per le ragioni che ho espresso sopra, ho sempre diffidato i miei interlocutori a non chiamarmi “economista”. Lo continuerò a fare con maggiore scrupolo.

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