Economia degli intermediari finanziari e finanza aziendale: un confronto bibliometrico sui principali database internazionali

Tagliavini 4 novembre, 2012 2 comments

di Alessandro Carretta

L’economia aziendale è da molto tempo impegnata nella valorizzazione e nel miglioramento della qualità della propria ricerca scientifica, anche attraverso la diffusione della peer review, di comitati editoriali di selezione,  di repertori di riviste consolidati e validati, tali da consentire una misura puntuale del valore scientifico dei prodotti di ricerca.

La natura e la tradizione delle nostre discipline hanno peraltro comportato per molto tempo l’estraneità rispetto all’economia aziendale degli approcci di valutazione cosiddetti bibliometrici, basati su metodologie, data base e indicatori, giudicati spesso – anche nelle scienze “dure” – poco adatti ad esprimere in modo adeguato la “qualità” delle pubblicazioni e, ancora di più, degli autori. Tale impostazione è stata anche riconosciuta dalle recenti norme sull’abilitazione scientifica nazionale, che hanno collocato le discipline economico-aziendali tra i settori cosiddetti non bibliometrici.

Si rileva comunque una tendenza al crescente popolamento dei data base internazionali da parte delle pubblicazioni degli studiosi dell’economia aziendale. Si può fare riferimento al riguardo all’Assessment dell’Area 13, compiuto da AIDEA su Google Scholar (pubblicato sul sito AIDEA in http://www.accademiaaidea.it/aidea-life/abilitazione-scientifica-nazionale-criteri-e-parametri-di-valutazione-della-ricerca-e-discipline-aziendali-luglio-2011/), e al recente articolo di Marco Bigelli, riferito a dati Scopus e Web of Science (ripreso nel blog di AIDEA “La partita è doppia” in http://www.accademiaaidea.it/op-ed/).

Anche per noi è dunque possibile cominciare a rilevare le presenze degli autori su tali database e calcolare il numero di lavori censiti ed il relativo corredo di indicatori bibliometrici (numero citazioni, indice h, impact factor, ecc.). Si tratta di indagini da porre in essere con grande cautela, non solo per le riserve concettuali sulla validità di tali analisi- che rimangono immutate – ma anche perchè il popolamento dei database da parte nostra  è sicuramente ancora parziale e dunque poco significativo, in relazione alle tipologie dei prodotti di ricerca dell’economia aziendale ed agli stili citazionali.

Il caso di Economia degli intermediari finanziari e di Finanza aziendale

In tale ambito, un caso particolare di un certo interesse è costituito dai settori scientifico-disciplinari dell’Economia degli intermediari finanziari (EIF) e della Finanza aziendale (FA), che sono stati recentemente riuniti in un unico settore concorsuale.

Per ciascuno dei colleghi appartenenti alle fasce di docenti dei due settori (professore ordinario, professore associato, ricercatore a tempo indeterminato, ricercatore a tempo determinato) sono state rilevate le pubblicazioni presenti (situazione a luglio 2012) su Scopus e Web of Science[1].

Per ogni autore è stato dunque possibile determinare il numero dei lavoro presenti, il totale delle citazioni che lo riguardano (con e senza autocitazioni), l’indice h, l’impact factor dell’ultimo anno, degli ultimi cinque anni e dell’anno della pubblicazione.

In questo articolo vengono presentati alcuni risultati di carattere generale, relativi al numero dei docenti presenti nei data base, confrontato con il totale dei docenti delle diverse fasce, ed al totale delle pubblicazioni rilevate.

I risultati suddetti, in valore assoluto e in percentuale, con in più il calcolo del numero medio di pubblicazioni per ogni autore, sono riportati nella tabella 1, unitamente al riferimento ai docenti interessati, suddivisi per settori scientifico disciplinari e per fasce.

Qualche commento

I lettori possono agevolmente commentare da soli i risultati e trarre le proprie conclusioni, in relazione anche alle proprie convinzioni di fondo sul tema.

A livello generale, si osserva prima di tutto che siamo più presenti su Scopus che non su WoS. In ogni caso i docenti presenti sono una parte (in qualche caso piuttosto) contenuta del totale dei docenti in ruolo e  ci sono differenze significative tra EIF e FA (per EIF il 14% su WoS ed il 31% su Scopus; per FA il 32% su WoS ed il 46% su Scopus). Piuttosto contenuto anche il numero di pubblicazioni rilevate sui due database. In questo caso, peraltro, le differenze (misurabili dal numero medio di pubblicazioni per ogni autore) sono in assoluto contenute (anche se il confronto riguarda docenti con anzianità ben diversa).

Differenze significative riguardano anche l’intensità di presenza dei nostri docenti nelle varie fasce, da un minimo del 10% per professori ordinari e ricercatori a tempo indeterminato di EIF su WoS ad un massimo del 62% dei ricercatori a tempo determinato di FA.

Alcune delle differenze rilevabili trovano spiegazioni, almeno di prima approssimazione, nelle caratteristiche dei due settori indagati e nell’anzianità dei docenti delle diverse fasce (che potrebbe spiegare la diversa propensione a pubblicare articoli su riviste censite dai database internazionali).

 

Conclusioni

L’utilizzo di analisi di tipo bibliometrico per valutare le pubblicazioni (ed i relativi autori) delle discipline economico-aziendali deve mettere in conto non solamente i limiti generali dell’approccio bibliometrico e citazionale, ma anche l’attuale inadeguatezza del popolamento dei database internazionali da parte delle nostre pubblicazioni, che può certamente rendere meno significativa la significatività dei risultati raggiunti.

L’analisi qui presentata, discussa in via preliminare con alcuni colleghi in occasione della Scuola estiva  dell’Associazione dei docenti di Economia dei mercati e degli intermediari finanziari nel settembre 2012, fornisce un quadro d’insieme del fenomeno, segnalando in ogni caso che i margini di incremento della nostra presenza su tali database (piuttosto eterogenea per le due discipline analizzate e per le diverse fasce di docenti) sono certamente ampi.

Pur nella consapevolezza dei limiti di indagini di questa natura, il confronto tra i risultati proposti e gli esiti delle ultime tornate concorsuali ormai alle spalle (in termini sia di candidati, valutati positivamente e non, sia di commissari coinvolti) può indurre qualche riflessione, in vista di un miglioramento – sempre auspicabile – delle nostre capacità di individuazione dei “talenti” delle nostre discipline.

Da questo punto di vista l’abilitazione scientifica nazionale, che sta per avviarsi concretamente in questi giorni, costituisce un’occasione preziosa per assicurare un buon equilibrio tra  criteri e parametri di valutazione ben finalizzati ad una scelta di candidati “migliori” (almeno migliori di noi…), tenendo conto degli utili segnali provenienti dalla nostra presenza attuale nei database internazionali, ed il rispetto delle specificità della ricerca scientifica nell’economia aziendale,  senza alcun appiattimento acritico alle logiche citazionali.




[1] L’analisi è stata compiuta nel luglio del 2012 nell’ambito del Dottorato di ricerca in Banca e Finanza, grazie alla collaborazione di Vincenzo Farina, Albana Nako e Giovanni Liccardo.

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  • Previati

    Qualche dato sugli autori plurimi degli output? Qualche indicazione sul talento non solo nella ricerca al fine di abilitare una persona nel mondo dell’università italiana? I talenti sono quelli di cui si riporta con grande trasparenza i cognomi, per dar modo a tutti di imitare le pratiche migliori e le star? Scusate se pongo solo domande, prossimamente qualche contributo affermativo su una questione delicata per tutta Aidea. Grazie dell’attenzione, Daniele Previati

  • Carretta

    E’ prematuro, secondo me, dare risposte.Il lavoro è stato diffuso proprio per alimentare il dibattito sul tema. Non serve a indicare talenti o star… la rilevazione su Scopus o WoS non è oggi una buona pratica o comunque non ancora, perchè non dipende dagli autori ma dalla politica dei database e delle riviste. Comunque parliamone, appunto.