Finanza: virtù o perversione?

Tagliavini 29 novembre, 2012 1 comment

di Roberto Ruozi

La finanza era un tempo un’attività per pochi eletti. La gente le si avvicinava con grande timore e rispetto, comprendendone ben poco. Era comunque un’attività considerata positivamente, anche se ogni tanto si faceva protagonista di crack dalle conseguenze drammatiche soprattutto per i risparmiatori che avevano dato fiducia a finanzieri che, a posteriori, dimostravano di non meritarla. In linea generale, tuttavia, accanto al timore e al rispetto la gente provava nei riguardi della finanza anche qualche sospetto non solo per i casi appena menzionati, ma anche per i diffusi eccessi della stessa finanza, come quelli che si tramutarono nell’usura, vecchio male combattuto più o meno inutilmente da leggi e da crociate che risalgono a quelle già effettuate secoli fa da Fra Bernardino da Feltre.

Non stupisce quindi constatare che gli uomini della finanza siano stati oggetto nel corso dei secoli delle attenzioni di alcuni grandissimi analisti dell’animo umano come Shakespeare con il suo «Mercante di Venezia», o Balzac con «Mercadet l’affarista», o Ibsen con «John Gabriel Borkman».

Sono passati secoli e i finanzieri sono tornati prepotentemente alla ribalta del cinema, del teatro e della letteratura. Il fenomeno è esploso dopo l’inizio della grande crisi finanziaria scoppiata a partire dal 2007. L’oggetto è sempre più o meno lo stesso, cioè le truffe, affari spericolati, eccesso di speculazione, drammi di azionisti, creditori e risparmiatori e così via.

Il mondo finanziario, già in crisi per vari motivi, ne esce con una pessima immagine, che tende a coinvolgere anche le iniziative e le attività che sono sempre state positivamente al servizio della società e dell’economia, che in effetti non sono poche.

Il problema è proprio questo. La finanza, infatti, di per sé non è necessariamente né virtuosa né perversa. Le sue sorti dipendono dall’uso che ne fanno i relativi responsabili. Si può così spiegare perché, in determinati periodi, gli aspetti virtuosi abbiano prevalso su quelli perversi e, in altri periodi, sia accaduto esattamente il contrario. Negli ultimi anni è accaduto proprio questo, forse perché i suddetti responsabili, anziché far svolgere alla finanza un ruolo ancillare al servizio dell’economia reale, ne hanno voluto fare un qualcosa fine a se stesso, combinando un sacco di guai.

La morale è che occorre saper discernere quando si leggono o vedono opere sul malaffare della finanza così come quando si leggono alcune cose sulla sua difesa a spada tratta (come quella recentemente fatta dal noto economista americano Robert Shiller), che lasciano il tempo che trovano. Altro aspetto, assai più concreto, della stessa morale è che la strada per riacquistare virtù (e quindi anche fiducia) è nota. Basterebbe darsi una regolata e tornare ad una tradizione che non sappia di stantio, ma che riesca ad essere attuale.

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  • Giovanni

    Condivido in pieno con quanto scritto dal prof. Ruozi. Bisogna fare una distinzione tra la finanza in generale e la finanza “perversa”. E lo stesso dovrebbe valere per le persone che si occupano di finanza. Esiste la finanza cattiva così come esiste la cattiva sanità, la cattiva gestione di impresa, il cattivo governo di un Paese, ecc. Ma non è motivo per bandire un’intera categoria. La finanza è entrata nel suo ciclo cattivo perché ha espresso il suo lato più umano, che è quello di volere accumulare velocemente ricchezza. Occorre curare questo lato umano puntando sulla formazione e l’educazione delle future classi manageriali e regolamentando il settore sugli aspetti più fragili, per far sì che la finanza torni esclusivamente al servizio dell’economia reale. Se si è fiduciosi che questo accadrà o sta accadendo, non si perderà la fiducia nella finanza e nel ruolo virtuoso che essa può svolgere.
    Può un disastro aereo impedire di affidarci al trasporto aereo o far dubitare della loro utilità? No, ma costruire aerei più sicuri e formare piloti più bravi, ci consente di guardare a loro con meno paura. Ed è quello che la finanza deve tornare a fare.

    Grazie,
    Giovanni