MINIBOND – I MERCATI DELLE PASSIVITÀ DELLE PMI

Alessandro Carretta 9 dicembre, 2013 0 comments

Come è stato ricordato anche da Salvatore Rossi, direttore generale della Banca d’Italia, in un intervento alla Community CIB della SDA Bocconi circa un mese fa, rispetto a tutti gli altri principali paesi europei, le imprese italiane si distinguono per avere meno capitale e più debito bancario.  Anche i mercati obbligazionari sono poco sviluppati.  All’emissione di titoli di debito ricorrono in Italia poche grandi imprese: tra il 2007 e il 2012 solo 29 gruppi industriali italiani hanno emesso titoli sul mercato internazionale. I prestiti obbligazionari rappresentano meno del 10 per cento dei debiti finanziari delle imprese.

 Con riferimento al caso europeo, AIDEA e CRIF hanno da poco completato un’indagine comparata su un panel di mercati “interessanti” (Francia, Germania, Norvegia, Spagna) di titoli di debito di imprese non quotate, comprese le PMI, nella prospettiva del nuovo quadro normativo offerto dal ‘decreto sviluppo’, che disegna una disciplina di vantaggio per l’emissione e l’investimento in strumenti finanziari di debito da parte di PMI.

 L’esame dei risultati della ricerca rappresenta un’occasione importante per riflettere sulle concrete possibilità che in Italia, vista l’attuale configurazione dei mercati e della disciplina di settore, si riesca a sviluppare un mercato del debito obbligazionario delle PMI, in modo da contribuire a riequilibrare e rafforzare la loro struttura finanziaria.

 Sulla base dell’esperienza internazionale, è possibile dedurre che le semplificazioni previste dal quadro normativo per gli emittenti rappresentano la condizione necessaria, ma non sufficiente, per assicurare un adeguato sviluppo del mercato. In particolare, si segnala l’efficacia di altre condizioni strutturali, rappresentate dalla diversificazione degli investitori (retail ed istituzionali), dalla presenza di market maker/liquidity provider e di set-informativi ‘sensibili’ relativi all’emittente, vagliati da figure di advisor / auditor o da agenzie di rating, anche di carattere domestico, specializzate.

 Nel caso italiano, le proposte in discussione, dopo l’approvazione della nuova disciplina sui minibond, e le iniziative annunciate riguardano: le emissioni, con riferimento a particolari procedure, strumenti e sistemi di garanzia o di recupero del credito che mitighino il rischio degli emittenti; gli emittenti, prevedendo ulteriori vantaggi economici, da correlare a maggiore trasparenza, accountability, buone pratiche di governance; i mercati, per accrescerne liquidità e spessore, con la presenza di specifici liquidity provider/market maker; gli investitori, da attirare, nel rispetto di adeguati criteri selettivi, con specifici incentivi, quali ridotti costi di compliance, minori assorbimenti patrimoniali, limiti minimi di allocazione delle risorse disponibili.

 Tali iniziative e proposte richiedono azioni concrete e concertate da parte di tutti gli attori chiave coinvolti nell’emissione e nell’investimento in strumenti finanziari di debito da parte delle PMI. La posta in gioco è la diversificazione della struttura finanziaria di tali imprese, che può risultare decisiva anche per la ripresa economica.

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