In periodo di bilancio: l’Università ed il bilancio di esercizio.

Alessandro Carretta 10 gennaio, 2013 0 comments

In periodo di bilancio: l’Università ed il bilancio di esercizio.

Quali regole, quali prospettive? Il dubbio ci assale!

di Lidia D’Alessio

 

Con la legge Gelmini n. 240 del 2010 ed i decreti attuativi che avrebbero dovuto seguire, le Università sono state indirizzate a cambiare tra l’altro, anche il sistema contabile e di bilancio finora adottato. La nuova disciplina in tema di rilevazioni contabili e di rappresentazione dei bilanci ha lo scopo di garantire un sistema di informazioni idoneo a misurare non solo gli aspetti economici della gestione ma anche una complessiva valutazione delle performance accademiche.

Questo obiettivo, sicuramente valido nelle premesse ed ambizioso anche per quanto riguarda il tempo in cui esso dovrebbe concludersi, sembra essersi inceppato proprio là dove l’input innovativo sembrava garantito, anzi certo. Ovvero in questo momento, inizio anno 2013, è il sistema delle specificazioni normative e della standardizzazione degli schemi di bilancio che appare essere in ritardo. Quindi il processo di cambiamento nelle Università sta rallentando con incertezze sostanziali su cosa occorra fare e quando operare.

Ecco alcune considerazioni sulle finalità dell’innovazione e sulla sua attuale realizzabilità.

La logica innovativa del nuovo sistema contabile e dei bilanci nelle Università giunge al momento opportuno, quando il complessivo progetto normativo della legge 240 ha cambiato l’identikit degli atenei. In questo modo il processo dell’innovazione appare ancor più organico ed articolato: cambiano gli organi delle Università, cambiano le strutture operative di base e cambia anche il sistema contabile e dei bilanci. In particolare poi si evidenzia che questo nuovo sistema contabile è idoneo anche a sviluppare un moderno sistema di accountability in grado sia di soddisfare sia le emergenti richieste sociali di conoscenza delle performance accademiche che le esigenze informative della governance del Miur che ha il compito di distribuire risorse sempre più scarse tra gli atenei.

Il nuovo sistema contabile dovrebbe più strettamente correlarsi alla programmazione strategica ed operativa di ateneo, consentire la puntuale determinazione del patrimonio disponibile e monitorare la gestione e le attività istituzionali evidenziandone i contenuti economici, finanziari e patrimoniali che ne qualificano l’efficienza e ne giustificano i risultati.

I contenuti innovativi in tema di contabilità e bilancio, disciplinati dalla legge n. 240 del 2010 (all’articolo 5), avrebbero dovuto essere regolamentati in modo dettagliato entro i dodici mesi successivi (quindi entro il 2011), mediante uno o più decreti legislativi emanati dal governo del Paese. Ciò ancora non si è verificato in modo compiuto con le naturali conseguenze negative per il raggiungimento degli obiettivi di qualità e di efficienza (pag. 11, art. 5 comma 1) prestabili nella stessa legge n. 240/2010. Il Governo del Paese, nell’esercizio della delega, avrebbe dovuto disciplinare (con i suoi decreti legislativi il contenuto sostanziale della legge n. 240) la caratterizzazione del nuovo sistema di contabilità, economico-patrimoniale ed analitica e la configurazione del nuovo sistema dei bilanci (bilancio unico di previsione, bilancio unico di rendicontazione e bilancio consolidato di ateneo). In questo complesso progetto innovativo non sono stati dimenticati anche gli aspetti fondamentali di armonizzazione dei conti pubblici e quindi il contemporaneo mantenimento, in forma nuova, del bilancio unico di previsione e di rendicontazione in contabilità finanziaria in conformità alla legge 196 del 2009 e secondo i principi di consolidamento dei conti pubblici.

Su questo ambizioso progetto gli atenei nazionali, modificando la propria governance e la propria organizzazione istituzionale, hanno incominciato ad affrontare anche il tema del cambiamento del sistema di contabilità e dei bilanci. Questo approccio al cambiamento sta facendo nascere, in modo crescente, nelle strutture amministrative universitarie un giustificato bisogno di conoscenza, di formazione e di ricerca delle nuove metodologie e strumenti idonei a rilevare i fatti gestionali garantendo un diverso e più qualificato bagaglio informativo dalle scritture contabili di tipo economico e finanziario.

L’approccio al budget, denominato nel decreto legislativo n. 18 del 2011 “budget economico”, offre una panoramica nuova da indagare nel sistema degli atenei concernente la funzione di programmazione e controllo così come l’introduzione della contabilità economica, sia generale che analitica, può modificare completamente la qualità della rilevazione contabile della gestione ponendo al centro dell’attenzione la determinazione dei costi sopportati e dei livelli di efficienza raggiunti. Finora tali determinazioni, qualora dichiarate dagli atenei, erano supportate da pratiche contabili non sempre propriamente adeguate.

Ancora più rilevanti sono i contenuti informativi e di valutazione che possono essere ottenuti dal cambiamento del sistema dei bilanci in ateneo (bilancio unico e bilancio consolidato) dove è finalmente possibile conoscere il valore del patrimonio, delle controllate e partecipate, nonchè i risultati economici di competenza della gestione, le movimentazioni finanziarie ed altri dati contabili comunque sostanziali per la valutazione delle performance accademiche a livello locale e nazionale.

Ma questo complesso progetto in quale momento di realizzazione oggi si trova? E quali possono essere i tempi successivi, necessari ed effettivi per garantirne la realizzabilità? E’ ipotizzabile il rispetto dei tempi inizialmente definiti?  Quali sono le criticità ? Come possono essere superate?

E’ stato detto che a livello legislativo si evidenzia un rallentamento nel suo processo di identificazione. Infatti molti dei decreti attesi dal Miur non sono stati ancora emanati e ciò rallenta il processo del cambiamento, demotiva le risorse umane coinvolte e rende meno credibile il progetto sostanziale dell’innovazione e della sua verificabilità in futuro.

E’ naturale d’altra parte al termine del 2012 (i decreti avrebbero dovuto essere emanati nel 2011) dar conto dei fatti verificatisi e proporre, con una sintetica rappresentazione degli eventi caratteristici, la redazione di un Bilancio di esercizio che valuti lo stato di realizzazione del cambiamento in corso. Nelle diverse realtà aziendali ed istituzionali del Paese è buona prassi redigere il bilancio di fine periodo e quindi dar conto in forma pubblica delle attività svolte e dei risultati ottenuti.

In questo caso, quale può essere il bilancio concernente il cambiamento contabile e di bilancio in corso nelle Università? E’ possibile un’analisi dello stato di avanzamento dei lavori di questa nuova scommessa riformatrice del sistema contabile e dei bilanci che è stata ambiziosamente proposta? E’ possibile altresì prestabilire il budget delle successive fasi di cambiamento da realizzare nel 2013?

E’ importante in tal caso conoscere lo stato di lavorazione delle nuove procedure contabili in cui si trovano oggi le amministrazioni delle Università in Italia. E’ necessario conoscere quali siano le parti innovate nel sistema delle rilevazioni contabili di esercizio di ateneo e quali le fasi successive da dover realizzare per rendere realizzabile l’intero progetto di cambiamento. Gli atenei in sperimentazione possono continuare nel loro percorso o debbono fermarsi? Come possono essere valutati i cambiamenti realizzati e come essi possano essere completati in futuro?

In altri termini redigere un bilancio del cambiamento contabile in corso nelle Università nel 2012 è utile al fine di valutare le innovazioni già effettuate e programmare con il budget 2013 cosa e quanto ancora ci sia da fare per dare certezza di poter raggiungere le finalità del nuovo sistema contabile economico-patrimoniale e del sistema dei bilanci.

In questo processo innovativo, finora parzialmente avviato negli atenei, è evidente il ritardo dei decreti legislativi ancora non emanati dal Miur in tema di criteri da applicare in contabilità economico-patrimoniale (per ora in bozza), di specificazione degli schemi di bilanci, di criteri transitori in contabilità finanziaria, di classificazione delle voci dei conti per missioni e programmi ed in tema di bilancio consolidato. Tali regole ancora non deliberate e su cui gli atenei stanno avviando il cambiamento sapendo che esso deve essere reso operativo dal primo gennaio 2014, crea sicuramente incertezza e demotivazione.

Non mancano d’altro canto riflessioni e valutazioni da parte degli accademici esperti di contabilità e bilanci che hanno seguito l’iter decisionale ed operativo di questo progetto ambizioso e molto innovativo finora deliberato dagli organi competenti.

E’ strano invero in questo processo di innovazione, il poco coinvolgimento di coloro che da sempre appaiono essere i veri rappresentanti delle conoscenze di economia aziendale. Sono finora risultati mancanti quasi completamente gli specialisti del settore e quindi il personale accademico che forma regolarmente e permanentemente nel tempo i professionisti laureati (dottori commercialisti, analisti contabili, consulenti, revisori, manager ed altro) che sul mercato nazionale ed internazionale sono conosciuti ed apprezzati per le loro competenze specialistiche in tema di contabilità economico-patrimoniale e di bilanci. Il fulcro del cambiamento nelle Università è appunto l’introduzione del ben noto sistema di contabilità economica e di bilancio e gli stessi specialisti ivi presenti non sono coinvolti nel cambiamento.

Eppure è così. Il nostro Ministero si avvale di consulenti e di esperti che non appaiono sempre e  direttamente collegati ai settori scientifici accademici che da sempre svolgono ricerca e formazione in questo campo. Pochi e privilegiati sono questi professionisti che collaborano per l’architettura nuova da dare al sistema contabile da adottare nelle Università.

Anche la formazione del personale amministrativo, che in linea di principio è libera ed autonoma, appare  legata profondamente ad un sistema di software che sta assumendo una posizione monopolistica nel contesto delle Università statali. Ma siamo almeno sicuri che costoro abbiano chiari i concetti e le caratterizzazione teoriche e pratiche della logica contabile che ispira il nuovo sistema di contabilità economico-patrimoniale?

E’ forse azzardato porsi interrogativi di questo genere?

Credo che la presenza di qualche dubbio su questo processo innovativo sia naturale.

Non è difficile infatti rilevare concetti che nella teoria e nella prassi delle aziende che adottano il sistema di contabilità economico-patrimoniale sono da sempre chiari ed efficaci, ma che nel contesto delle Università sono stati rivisitati con contenuti discutibili, non coerenti con le teorie riconosciute in tutte il mondo, e non adeguati a qualificare il loro futuro impiego nelle Università.

Dubbi, incertezze, ritardi! Ma siamo proprio sicuri che ci sia la volontà e la possibilità di realizzare il cambiamento programmato che comunque appare importante e significativo? E’ possibile che questo cambiamento risulti poi banalizzato nei contenuti  o per gli approcci e le procedure non proprio idonei e comunque utilizzati per raggiungere gli scopi prefissati?

Applicando anche a questo riguardo la logica di bilancio, la gestione passata non evidenzia un risultato pienamente positivo.  E cosa dire di una ipotetica applicazione della logica del budget?

Per il budget 2013 cosa possiamo programmare? Quali possono essere i valori e gli impegni che possono essere declinati per portare avanti e quindi a compimento il programma del cambiamento contabile e dei bilanci finora appena normato?

Agli addetti ai lavori l’ardua risposta.

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