La sfida di controlli comuni. Valutare i risultati dell’AQR in base alle caratteristiche di ogni banca.

Alessandro Carretta 27 ottobre, 2014 1 comment

La sfida di controlli comuni.

Valutare i risultati dell’AQR in base alle caratteristiche di ogni banca.

di Alessandro Carretta

Università di Roma Tor Vergata, Presidente Accademia Italiana di Economia aziendale (AIDEA)

Il Sole 24 Ore, 25 ottobre 2014

Le rilevazioni periodiche della BCE segnalano che il processo di integrazione finanziaria europea prosegue, anche se in  alcuni mercati, specie quelli creditizi, con fatica e qualche passo indietro, come testimonia la forte dispersione dei costi di finanziamento per le imprese dei vari paesi.

L’Unione Bancaria, che è funzionale all’integrazione finanziaria, è utile all’Euro, può ridurre la frammentazione della vigilanza sulle banche europee, potenzialmente causa di rischi sistemici, è però ancora in via di completamento. Si stanno scrivendo nuove regole unitarie (il single rulebook), per ridimensionare le discrezionalità nazionali;  si è avviato il meccanismo di vigilanza unico,  che sarà da novembre governato dalla BCE; è stato approvato da pochi mesi dal Consiglio UE  il meccanismo per la risoluzione delle crisi bancarie;  alla fine lo schema europeo comune di garanzia dei depositi è stato di fatto ridimensionato ad una armonizzazione massima del funzionamento dei sistemi nazionali di garanzia dei depositi.

Occorre prendere atto che, in questa fase di transizione, gli stili di supervisione in Europa sono ancora profondamente eterogenei, per livello di approfondimento dei controlli, per modalità di ispezione, per diffusione dell’uso di dati e di modelli quantitativi, anche in relazione alle caratteristiche dei sistemi finanziari dei vari paesi. La revisione della qualità degli attivi nelle principali banche europee (Asset Quality Review, AQR) a cura della BCE, che precede l’avvio del meccanismo unico di vigilanza, costituisce di fatto il primo tentativo di assicurare un livellamento delle prassi di vigilanza in Europa. Si tratta di una sfida impegnativa, solo in parte facilitata dal ricorso ad un modello di cooperazione tra le autorità, che peraltro non ha dato prova in passato di grandi risultati, specie durante le crisi.

Come era normale attendersi, le critiche all’AQR sono state numerose. Alcune (come il rischio di “allontanamento” della vigilanza dalle autorità nazionali di supervisione) non meritano particolari approfondimenti ma semmai rafforzano la convinzione che l’Unione Bancaria sia necessaria (nel caso in questione, proprio per evitare l’effetto cattura dei regolatori nazionali, che in passato ha ostacolato interventi tempestivi su banche in crisi). Altre critiche sono fondate e richiedono attenzione. Le modalità con le quali l’AQR è stata condotta, secondo la logica dell’one fits all, suscitano più di una perplessità, perché difficilmente così si riesce a tenere conto delle differenze connesse ai territori di riferimento delle diverse banche, ai modelli di business adottati, nonché ai sistemi economici e giuridici sullo sfondo.

In altre parole, un conto è valutare la qualità dell’attivo di una banca internazionale, impegnata in attività large corporate, con finanziamenti a strutture di rimborso predefinite, magari in sistemi paese dove esiste una forte tutela del creditore, grazie anche al funzionamento della giustizia civile, ed i termini dei pagamenti commerciali oscillano tra i 15 ed i 30 giorni, ed un altro è effettuare lo stesso esercizio di valutazione in una banca a connotazione prevalentemente nazionale, con approcci retail o al massimo small business, utilizzando in prevalenza lo scoperto di conto corrente, magari in contesti dove le tutele del creditore, in caso di contenzioso “duro” sono più malcerte e i termini di pagamento delle transazioni commerciali superano abbondantemente i 3-4 mesi.

La capacità di considerare i risultati dell’AQR alla luce delle caratteristiche specifiche delle banche indagate è un elemento imprescindibile. Approcci indifferenziati rischiano nel breve di creare danni incontrollabili di reputazione, forse non giustificati, e nel medio di condurre a comportamenti delle banche forzatamente omogenei, che potrebbero avere effetti indesiderati sulla prociclicità e sull’esposizione a rischi sistemici.

Come Banca d’Italia ben sa, avendo attuato questo approccio con successo nel nostro sistema finanziario, regolamentazione e supervisione livellano il campo competitivo non quando sono uguali, bensì quando producono effetti analoghi su banche diverse, proprio grazie ad una adeguata fitness rispetto a queste ultime.  Questo principio fondamentale, radicato nella letteratura teorica ed empirica, non sembra aver trovato spazio nella BCE, che forte della propria esperienza nel campo della politica monetaria, ragiona più “per risultanti” che non per “componenti” dei fenomeni economici e finanziari. Ma nella vigilanza questo approccio non può funzionare. 

Il Sole 24 Ore.IT-25 ottobre

 

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  • L’idea di `considerare i risultati dell’AQR alla luce delle caratteristiche specifiche delle banche indagate’ è condivisibile, a me sembra, se le caratteristiche fra i sistemi non son troppo differenti fra loro.
    Ma se in un sistema vi sono `strutture di rimborso predefinite, [...] una forte tutela del creditore, il funzionamento della giustizia civile, e i termini dei pagamenti commerciali oscillano tra i 15 ed i 30 giorni’ e in un altro le medesime condizioni non esistono a causa di `approcci retail o al massimo small business, utilizzando in prevalenza lo scoperto di conto corrente, [...] le tutele del creditore [...] sono più malcerte e i termini di pagamento delle transazioni commerciali superano abbondantemente i 3-4 mesi’, allora i risultati dell’AQR saranno sicuramente maggiormente adeguati alla sopravvivenza delle banche che lavorano nei contesti di questo secondo tipo.
    Ma non credo che i rassicuranti risultati contribuiranno a favorire l’avvicinamento di questo sistema ad un contesto internazionalizzato e maggiormente competitivo. La qualcosa mi sembra predicata, se non altro a parole, da diversi autorevoli ambienti, non esclusa la Vigilanza.