Manifattura Rinascimento Reggiano

Tagliavini 8 novembre, 2012 0 comments

di Giovanni Fracasso

Oggi sarà proclamata nella Sala Specchi del Teatro Valli l’azienda vincitrice della sesta edizione del Premio Italiano Meccatronica. Sono cinque le finaliste selezionate: vi concorrono due aziende emiliane, una toscana, una pugliese e una lombarda. Non è un caso che questo evento sia stato creato e si svolga nella città di Reggio Emilia: è un riconoscimento dell’importanza del polo della meccatronica reggiana, uno dei comparti più dinamici del Made in Italy. Quest’anno l’evento ha un sapore particolare: si individuano e si premiano delle eccellenze in un Paese, come il nostro, turbato da una profonda recessione, che si avvia ad affrontare un 2013 molto difficile. Eppure il nostro Paese ha ancora degli assi nella manica. Uno di questi è l’industria meccatronica, settore che bisogna curare e supportare nel suo percorso di crescita.

Nel mondo c’è un forte ritorno di attenzione al manifatturiero: nell’ultimo workshop di Ambrosetti, Romano Prodi ha sottolineato che “il problema della manifattura era stato emarginato per 25 anni dal dibattito intellettuale e adesso è tornato centrale”. C’è un riemergere di politiche rivolte all’industria: si pensi agli incentivi americani per riportare le produzioni in casa e al sostegno di Obama a settori in crisi come l’auto, si pensi alle politiche cinesi per la leadership manifatturiera globale, si pensi alla forte attenzione tedesca per la formazione tecnica.

Su manifattura e innovazione tecnologica si gioca, dunque, la nuova sfida per la competizione globale. Pochi giorni fa sull’Huffington Post due tra i più prestigiosi economisti di Harvard, Gary Pisano e Willy Shih, evidenziavano che l’America ha bisogno di un “Rinascimento della manifattura”. Gli Stati Uniti devono puntare sulle produzioni più sofisticate che richiedono una maggiore qualificazione, diventa pertanto fondamentale riuscire a preservare l’abilità di innovare. Per i due economisti – autori anche del libro “Producing Prosperity: Why America Needs a Manufacturing Renaissance”- l’innovazione è ciò che, alla fine, porta alla crescita e a creare occupazione: “sarà in grado di creare molti più posti di lavoro non nell’anno subito dopo le elezioni, ma nei decenni a seguire”. Di fronte a questi cambiamenti nella morfologia produttiva mondiale quale ruolo per l’Italia? L’economista Roubini guardando alle difficoltà strutturali del Bel Paese parla di “fine della dolce vita”. E per alcuni analisti di geopolitica il nostro Paese tra dieci anni difficilmente sarà ancora nel G-20. Ma questo cattivo pronostico si può ribaltare se l’Italia riuscirà a mantenere vivo ed efficiente il suo tessuto industriale. Nel nostro Paese non c’è stata la desertificazione produttiva che nei decenni passati ha colpito l’Inghilterra o gran parte degli Stati Uniti: la sfida italiana nello scacchiere globale passa inevitabilmente per la tenuta della manifattura. Puntare su settori come la meccatronica è uno degli ingredienti per rimanere competitivi. In questa scelta strategica il tessuto produttivo reggiano ha un ruolo importante: la meccatronica è uno dei più importanti biglietti da visita per il territorio reggiano. Ed è il terreno sul quale si stanno strutturando in modo virtuoso le collaborazioni e le sinergie tra Enti locali, Università, Unione Industriali, Club della Meccatronica, maestranze ed operatori economici: basti pensare al corso di laurea in ingegneria meccatronica dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

La specializzazione nella meccatronica può essere oggi per Reggio Emilia una fonte straordinaria di successo e di prosperità come lo fu nel Cinquecento la specializzazione nell’Arte della Seta (la prestigiosa Ars Siricea Regij). Il Rinascimento, anche quello manifatturiero, in Emilia ha radici lontane e profonde.

Articolo pubblicato l’8 novembre 2012 sulla Gazzetta di Reggio

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