Manuale di finanza popolare

Tagliavini 28 ottobre, 2012 0 comments

Quando possiamo ragionevolmente dire che “sappiamo” fare una cosa ? Quando veramente “conosciamo” il modo di risolvere un problema ? E, molto in particolare, quando possiamo dire che “sappiamo” risolvere i nostri problemi finanziari ?

Secondo un approccio tecnico dire che “sappiamo” fare qualcosa assume signficati diversi lungo tre direttrici.

In primo luogo, ci sono cose che sappiamo sotto un profilo “competenziale”. Sappiamo andare in bicletta? Sappiamo preparare il “Boeuf Bourguignon”? Sappiamo cambiare il coloro dello sfondo del nostro desktop? Se sappiamo fare queste cose è perchè abbiamo le relative competenze.

In una seconda direzione esiste la conoscenza “oggettuale”. Conosciamo il colore della bicicletta di Alessandro? Sappiamo che libro ha scritto Julia Child? Sappiamo se l’ Haker Journal o il Journal of Enigmatography sono nell’elenco dell’Anvur? O sappiamo la risposta o non la sappiamo. Non è una questione di competenze. E’ una questione di possesso dell’informazione.

In terzo luogo, esiste la conoscenza “proposizionale”. Se Luigia sa che l’investimento azionario è più rischioso dell’investimento obbligazionario allora metto in gioco un soggetto (Luigia) che sa qualcosa non perchè abbia una particolare informazione, non perchè abbia sviluppato una abilità, ma nel senso che mette in concatenazione premesse e sillogismi per arrivare alla dichiarazione che sostiene.

La “conoscenza” è una cosa seria. Si distingue da altri stati mentali come “credenza”, “desiderio”, “supposizione”, “speranza”, …). In che cosa si distingue una conoscenza proposizionale? Questa è una bella domanda. La risposta tecnica prevede che la conoscenza è fondata quando sono verificate simultaneamente tre condizioni necessarie. La prima: Luigia è veramente convinta che l’investimento azionario sia più rischioso. Questo vuol dire che non può allo stesso tempo dirci che l’investimento obbligazionario è più rischioso. Ci deve dire che è meno rischioso. Insomma non deve prenderci in giro. La seconda: occorre che quello che Luigia ci dice sia proprio vero. Occorre che qualcuno abbia uno strumento o una procedura per misurare il fenomeno e che abbia riscontrato che l’oggetto affermato corrisponda alla realtà. La terza: Luigia deve essere giustificata a fare l’affarmazione che ci propone. Luigia deve avere le prove e gli elementi per poter essere sicura di quello che dice. Se Luigia ci dice che l’investimento azionario è più rischioso perchè “se lo sente”, perchè lo “confermano gli alieni”, perchè “ha tirato le freccette”, perchè se ne è convinta percorrendo il Cammino di Santiago, ecco in tutti questi casi quello che dice non è vero perchè la sua affermazione non è giustificata.

La definizione tripartita della conoscenza sopra esposta è presa in modo fedele da pagina 92 e seguenti del volume “La filosofia del Dr.House – Etica, logica ed epistemologia di un eroe televisivo” (Blitris, Ponte delle Grazie, 2007). Il Dr. House fa diagnosi e quindi vuole conoscere le ragioni alla radice dei sintomi. Il suo lavoro si basa sui diversi caratteri del processo conoscitivo. Le sue diagnosi non sono corrette per il fatto che lo dice lui, ma sulla base di un processo logicamente fondato. Questa cosa affascina tutti i fans.

Questa lunga premessa ci serve per dire che noi ci siamo chiesti in che termini siamo in grado di conoscere le soluzioni dei problemi finanziari della famiglia. Abbiamo organizzato le nostre valutazioni nel Manuale del risparmio popolare, a cura di Ugo Biggeri e Giulio Tagliavini, contributi di Luigi Bellavita, Alberto Fantuzzo, Federica Ielasi, Lucia Poletti, Paolo Righini, Maurizio Spedaletti, EIF e.bool, 2012.

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