Molta liquidità. Poco credito

Tagliavini 5 gennaio, 2014 0 comments

Padova Palazzo Donghi PontiGiulio Tagliavini, GDP 5 dicembre 2013

Le condizioni economiche del Paese sono complesse e assai difficoltose. La mancanza di domanda interna produce la caduta della produzione, e quindi una performance finanziaria scadente sul lato delle imprese. La domanda estera è invece vivace, ma un’impresa non si può spostare rapidamente su questo fronte. Se un’impresa non l’ha fatto per tempo, non è una questione di disattenzione, ma di impossibilità. I miseri risultati finanziari delle imprese sono la causa a loro volta di difficoltà per chi lavora e per chi finanza le imprese. L’insolvenza di un’impresa produce disoccupazione e crediti inesigibili per le banche e i suoi interlocutori. Le difficoltà dei lavoratori nel difendere il loro reddito si avvita in minore domanda (oltre che in disagio personale). Le difficoltà delle banche nel difendere la propria marginalità (e la loro solidità) si avvita in minore credito, e quindi in ulteriori difficoltà per le imprese.

Come intervenire? Esistono diversi piani di lavoro. In via preliminare sarebbe comodo identificare un “colpevole”, al cui comportamento disfunzionale ricondurre il circuito che genera disagio economico. Se ci fosse un punto di origine delle difficoltà, sarebbe opportuno intervenire su di esso. Molti pensano che un colpevole ci debba essere e alcuni di essi sono convinti di averlo individuato, il più delle volte nel mondo della banca o della finanza. La teoria della complessità tuttavia ci descrive diversi contesti in cui tale punto di origine non esiste. Quello attuale è un contesto kafkiano, che genera angoscia per il senso di indefinitezza del lato da cui i problemi si originano. Ci troviamo in difficoltà a separare il problema dal sintomo, il vincolo dall’obiettivo, la realtà dalla possibilità.

In un sistema complesso fuori equilibrio è opportuno che ciascuno si comporti con saggezza. Se ogni parte del sistema fornisce impulsi in una direzione utile, è ben possibile raggiungere qualche risultato, ed è possibile che su qualche primo risultato si fondino le premesse per risultati di ordine superiore.

Per l’impresa utilizzatrice di credito gli impulsi in una direzione utile sono i seguenti: comprimere il fabbisogno finanziario; definire strategie operative caute; realizzare forme di rafforzamento patrimoniale, se sono possibili; concentrarsi sulle linee operative principali e aumentare in questo modo la possibilità di superare le avversità. Sono strategie assai convincenti, sotto il profilo della logica. Sono strategie tuttavia poco efficaci, sotto il profilo concreto. E’ evidente, infatti, che l’imprenditore doveva adottare per tempo una strategia di cautela finanziaria. Una volta che si scatena la tempesta, è ben più difficile porre tardivamente rimedio.

Per la banca il buon senso gestionale si concretizza invece sui seguenti fronti: allocare il credito disponibile in progetti sostenibili ed effettivamente di prospettiva; evitare di impegnare credito in progetti di rifinanziamento di imprese che non hanno meriti tecnici, ma in base a logiche autoreferenziali o di inutile ristrutturazione finanziaria.

Il credito complessivo a disposizione del sistema è vincolato e decrescente. Le autorità monetarie hanno creato molta liquidità aggiuntiva, ma non credito aggiuntivo. La nuova liquidità il pregio di assicurare una gestione equilibrata delle banche (per un certo tempo), ma non altri pregi. La mancanza di credito comporta la selezione delle imprese che sopravvivranno e questo meccanismo selettivo è primariamente affidato alle banche. Occorre che le banche lo interpretino al meglio, rendendosi conto della responsabilità.

Se il credito è disponibile in modo insufficiente, quello che esiste deve, infatti, essere usato con attenzione. Se i meccanismi di allocazione del capitale sono rivalutati con maggiore attenzione, da parte del banchiere che eroga il credito e da parte dell’imprenditore che lo utilizza, i risultati favorevoli seguiranno certamente e saranno assai potenti. Il credito viene allocato in modo conveniente se esistono meccanismi di sistema e di management conformi ad uno standard internazionale aggiornato. Andando in questa direzione, per tutto il tragitto che è necessario, ne consegue un rilivellamento del giudizio da parte dei mercati finanziari internazionali. Ne consegue un nuovo afflusso di capitali verso le banche italiane (dopo una fase che è andata nella direzione opposta) e un effettivo superamento dell’attuale e pericolosa restrizione del credito.

Per migliorare l’allocazione e l’uso del credito occorre che i meccanismi dell’economia di mercato funzionino a dovere. Sono: concorrenza, regole giuridiche, management indipendente orientato ai risultati economici e non orientato alla difesa d’interessi precostituiti, onestà. Ogni crisi deriva anche da uno sfilacciamento del modo in cui interpretiamo tali meccanismi. Senza questa azione è necessario un vero e proprio miracolo.

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