VQR ed Economia Aziendale. Un primo commento a caldo

Alessandro Carretta 17 luglio, 2013 0 comments

Ci siamo. Sono usciti ieri i risultati della VQR.

Un primo commento a caldo con riferimento all’Economia Aziendale, per la quale si evidenziano ampi margini di miglioramento in termini di qualità ed internazionalizzazione della ricerca.

L’Economia aziendale ha compiuto negli ultimi anni grandi sforzi di progresso nella qualità delle proprie ricerche e nell’apertura, per contenuti, metodi, veicoli di diffusione delle pubblicazioni, al confronto internazionale. La VQR fotografa inevitabilmente una situazione aggiornata a qualche anno fa, che si presenta quindi già oggi in netto, positivo cambiamento rispetto a quanto rilevato nella VQR.

Come si è discusso più volte in varie sedi, istituzionali e non, i criteri e le metriche utilizzati per la valutazione della ricerca nel GEV 13, che comprende discipline molte diverse tra loro, sono inoltre probabilmente poco adatti a catturare la qualità della nostra ricerca. Essi discendono dalla normativa e dalle scelte compiute da organismi, certamente autorevoli, scelti con logiche top down, non sempre comunque rappresentativi, almeno nel nostro caso, della comunità scientifica di appartenenza. 

Quest’ultima, soprattutto attraverso le proprie società scientifiche e certamente attraverso AIDEA, ha rappresentato le peculiarità delle discipline aziendali in tutte le occasioni possibili, segnalando, ove richiesto (e in diversi casi, anche se non richiesto), la propria impostazione nella valutazione delle riviste internazionali ed italiane, frutto di iniziative condivise appunto tra tutti gli appartenenti alla comunità; fornendo elenchi di soggetti adatti ad essere impegnati nella peer evaluation per le pubblicazioni delle nostre discipline; commentando il grado di adeguatezza dei criteri e delle metriche che la VQR avrebbe utilizzato, con i relativi limiti che avrebbero, se non rimossi, inevitabilmente comportato esiti della valutazione non coerenti con le caratteristiche dell’economia aziendale. Una sintesi di questa serie articolata di interventi ed approfondimenti è riportata nella relazione annuale presentata dal Consiglio direttivo di AIDEA all’Assemblea annuale di giugno di quest’anno.

Viene subito da pensare: tutto ciò  è servito a qualcosa ? Se si guardano i risultati della VQR la risposta è certamente negativa.

Io ritengo peraltro che il lavoro svolto dalla comunità scientifica dell’economia aziendale sia stato invece prezioso. Era impossibile infatti che l’impostazione data alla VQR avesse effetto su lavori di ricerca progettati, scritti e pubblicati ben prima che i criteri e le metriche in oggetto fossero presentate ed applicate…

Oggi, molto più di alcuni anni fa, siamo però consapevoli del percorso di progresso della ricerca che deve essere compiuto e abbiamo già fatto molti passi importanti, ma al tempo stesso siamo convinti (laddove è possibile esserlo) dei punti di forza della ricerca in economia aziendale, che devono essere in prospettiva valorizzati, anche adattando le logiche di valutazione (e non viceversa). Il dibattito che si è avviato nella nostra comunità scientifica sul tema è inarrestabile (per fortuna) e non potrà che condurre ad una situazione migliore rispetto a quella di partenza.

Ma “di chi è la colpa” se la VQR nell’economia aziendale non è risultata soddisfacente ? E’ colpa dell’AVUR e del GEV 13 che non ci hanno voluto (o potuto, in relazione all’impostazione normativa) ascoltare ? E’ colpa di AIDEA e delle società scientifiche delle diverse discipline che non sono riuscite a ben rappresentare le nostre esigenze ? E’ colpa degli autori che hanno presentato (e quindi prodotto)  lavori inadeguati ? Ognuno darà la propria risposta e d’altra parte in un processo così complesso e “nuovo” è inevitabile che ci siano diversi punti di vista ed interpretazioni.

Io preferisco dedicarmi ad una riflessione finale su cosa si deve fare ora, sulla base di questa esperienza di valutazione.

La comunità scientifica dell’economia aziendale deve proseguire speditamente nel cammino verso il miglioramento della propria ricerca, già da tempo intrapreso. La VQR è severa con noi, ritengo troppo severa per le ragioni anzidette, ma non c’è dubbio che questi margini di progresso ci sono e vanno ridotti e annullati, nel rispetto delle nostre peculiarità.  L’insoddisfazione per questa VQR non può tradursi in un alibi per interrompere il processo di miglioramento della qualità e del grado di internazionalizzazione delle nostre ricerche.

Questo non significa accettare acriticamente il risultato della VQR, una volta analizzato e compreso nei dettagli, nè ritenere che, alla fine, essendo stata utilizzata in larga scala la peer review per le pubblicazioni dell’economia aziendale, allora è la comunità scientifica che si è autovalutata (male). Non sappiamo se ciò sia avvenuto. Il riscontro dell’utilizzo (o meno) degli esperti suggeriti dalle società scientifiche non c’è stato, nè, mi sembra, è disponibile (ma oggi il sito dell’ANVUR è un pò sotto pressione…) l’elenco dei soggetti esterni  che hanno fatto la peer review (l’anonimato può valere ex ante e comunque per l’accoppiamento tra valutati e valutatori, ma l’esplicitazione ex post di chi ha valutato irrobustisce la credibilità della valutazione).

Ma, ripeto, non ci possono essere alibi, semmai utili insegnamenti su come fare da ora in poi. La nostra ricerca può e deve essere migliorata, sia pure in un contesto di valutazione imperfetto e anch’esso con forti margini di miglioramento (ma comunque gestito da persone che personalmente ritengo competenti e in buona fede). Questo è il messaggio che trasmetterò ai miei colleghi e collaboratori più giovani nel commentare la VQR. 

E adesso aspettiamo i risultati della ASN…

 

 

 

 

 

 

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