Cari soci,

qui in allegato trovate il testo di una petizione sul futuro della ricerca in Italia promossa dal Prof. Ugo Amaldi e sostenuta da molti colleghi accademici tra cui il Prof. Elio Borgonovi che la ha portata alla nostra attenzione.

Gaetano Aiello

OBIETTIVO 30.000 FIRME

ADERIRE AL PIANO AMALDI PER PERMETTERE ALL’ITALIA DI SALIRE SUL CARRO DEL FUTURO

Raddoppiare i fondi per la ricerca pubblica ed evitare “la fuga dei cervelli” e delle competenze dal nostro Paese

In questi mesi, gran parte dell’opinione pubblica ha ben compreso che la Ricerca – scientifica e non solo – è fondamentale per trovare una cura ed è la chiave per far rinascere l’Italia dopo la pandemia.

Troppe volte si sente parlare di “fuga dei cervelli” all’estero, vanificando il ruolo formativo delle nostre Università con il conseguente depauperamento culturale e professionale del nostro Paese. É in questo scenario che il professor Ugo Amaldi, uno degli scienziati italiani più conosciuti a livello internazionale, fisico del CERN (Organizzazione europea per la ricerca nucleare) e presidente emerito di Fondazione Tera, ha deciso di scendere in campo con una lettera aperta al Presidente Giuseppe Conte.

La richiesta è molto chiara: aumentare i finanziamenti pubblici per la ricerca nel nostro Paese di 1,5 miliardi nel 2021 e arrivare nel 2026 a oltre 18 miliardi l’anno, raggiungendo l’1,1% del Pil rispetto all’attuale 0,5% (poco meno di 9 miliardi).

Le aree oggetto di tale intervento sono ben definite:

  • aumento delle borse di dottorato e del numero di ricercatori;
  • lancio di nuovi grandi progetti di rilevanza scientifica e sociale;
  • potenziamento dei laboratori e delle infrastrutture di ricerca esistenti;
  • trasferimento delle conoscenze e tecnologie dalle Università e dagli Enti Pubblici alle imprese, in particolare a quelle medie e piccole.

L’Italia ha solide tradizioni scientifiche e i ricercatori di oggi, a dispetto di bassi stipendi e poche attrezzature, sono scientificamente molto prolifici, pubblicando sensibilmente più dei colleghi francesi e tedeschi”, evidenzia il Professor Amaldi. “Ed è per questo che siamo chiamati, anche con una semplice firma, a riconoscere il valore della ricerca pubblica, che è di tutti noi”.

 

Molti sono i ricercatori italiani che si sono attivati per sostenere la proposta Amaldi. Tra questi, Federico Ronchetti dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), che l’ha resa disponibile sulla piattaforma Change.org e che sottolinea: “L’appello del Professor Amaldi in poche settimane è stato raccolto da un numero significativo di scienziati e dall’intera comunità, superando al momento 18.000 firme, smuovendo coscienze e producendo i primi risultati concreti.”

Infatti, il ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, ha di recente firmato un progetto di investimento per cercare di portare l’Italia agli standard europei, sbloccando 15 miliardi nei prossimi cinque anni, provenienti dal Recovery Fund. Questo importante primo segnale non è però sufficiente, bisogna fare di più: raggiungere gli obiettivi del Piano Amaldi vorrebbe dire creare una prospettiva concreta per offrire un futuro alla società civile, e soprattutto ai giovani. In Italia si tratterebbe anche di un investimento sulle donne, che rappresentano il 47% dei ricercatori pubblici.

Il Covid ci sta rubando il presente, la ricerca ci può restituire il futuro, ma è necessario il supporto di tutti per arrivare a 30.000 firme entro fine novembre. Per aderire: https://www.change.org/p/presidenza-del-consiglio-dei-ministri-governo-italiano-ripartiamo-con-il-pianoamaldi-per-la-ricerca-firma-per-il-raddoppio-degli-stanziamenti

 

Per informazioni:

Laura Mazza/Margherita Rossi